DANNARSI L’ANIMA E’ FACILE COME BERE UN BICCHIERE D’ACQUA…MINERALE
Perdonami, Padre, perché ho peccato…ho bevuto un bicchiere di acqua minerale!
Mettiamola sul ridere.
E’ arrivata voce che a Venezia l’argomento di questi giorni è…l’acqua. Nulla di strano se non fosse che, questa volta non è l’alta marea a fare notizia bensì l’acqua minerale.
Come tutti gli anni, all’inizio del periodo quaresimale, la Diocesi di Venezia ha dato delle indicazioni ai fedeli circa il “fioretto” da compiere in attesa della Pasqua e, questa volta, il consiglio è stato quello di evitare di bere acqua minerale, privilegiando quella del rubinetto. “La nostra è una proposta lasciata alla massima libertà dei destinatari ma certo è che siamo chiamati ad adorare il vero Dio, non il dio denaro che oggi va di moda” ha dichiarato il direttore del centro diocesano, don Gianni Fazzini, invitando i fedeli a sostenere, con i soldi risparmiati, la costruzione di un acquedotto in Thailandia.
La cosa, onestamente, avrebbe potuto passare inosservata se non che, come sempre accade in questi casi, è stata prontamente strumentalizzata e piegata ad altri fini.
Promossa dal Patriarcato come un’idea alternativa per la rinuncia quaresimale, oggi è diventata il cavallo di battaglia di personaggi come Massimo Cacciari che ha dichiarato di bere da sempre l’acqua del rubinetto ed ha esteso l’appello ad aderire all’iniziativa a tutti i comuni veneti. Non solo, il sindaco di Venezia ha caldamente invitato tutte le famiglie venete ad espiare i propri peccati non comprando più acqua minerale anche dopo la Quaresima e di bere solo acqua corrente rilasciando dichiarazioni di questo tipo “La nostra acqua è ottima, è la stessa della minerale e provengono tutte e due dalla stessa falda acquifera”.
All’iniziativa, naturalmente, si è associato anche l’ente di gestione degli acquedotti veneziani e 100.000 famiglie riceveranno in regalo, con la prossima bolletta, una caraffa di vetro.
Ora, superata la delusione nei confronti del filosofo Cacciari, ritenuto fin qui una persona colta e preparata, sorge spontaneo chiedersi come mai tanto accanimento verso l’industria delle acque minerali, una delle poche realtà italiane ancora in grado di sostenere la crisi economica internazionale. Preso atto che ci troviamo sempre più spesso a dover fare i conti con una desolante e profonda disinformazione - a proposito dei dati scientifici ed oggettivi riguardanti le caratteristiche organolettiche dell’acqua erogata dal sistema idrico urbano in contrapposizione alla rigidità legislativa che vincola le acque minerali - vorremmo porre l’attenzione su qualche passaggio che a Cacciari deve essere sfuggito. Primo, il sindaco di Venezia e la Curia sono al corrente che nella Regione Veneto sono presenti alcune delle fonti di acque minerali più importanti del mercato italiano e che l’indotto economico e lavorativo legato ad esse è estremamente rilevante? Se, per assurdo, queste aziende chiudessero o fossero mese in condizione di dover ridurre il personale (cosa non tanto lontana dalla realtà, vedi il caso San Pellegrino) verrebbero messe in seria difficoltà centinaia di famiglie venete con il conseguente riversamento di forza lavoro in un mercato già saturo e fortemente in crisi. Secondo, sempre Sindaco e Curia sanno a quanto ammonta l’importo introitato dalla Regione Veneto grazie alle imposte pagate dalle suddette aziende? Basti pensare che, la tassa regionale in materia di imbottigliamento di acqua minerale è stata di recente aumentata a € 3,00/mc contro € 0,50 della Lombardia. Terzo, perché non impiegare gli stessi sforzi e le stesse risorse, attualmente spese per la promozione dell’iniziativa veneziana, nell’approntamento di una campagna seria ed efficace per lo smaltimento dei rifiuti ed il riciclaggio dei contenitori di plastica in una città come Venezia che ha, come una delle urgenze da risolvere, quello dell’inquinamento ambientale indotto dal turismo? Infine, una riflessione elementare: supponiamo che l’ente che gestisce il sistema idrico veneziano abbia speso, per ognuna delle 100.000 caraffe in vetro che distribuirà gratuitamente alle famiglie, € 1,00. Sappiamo che il costo di una pompa idrica (necessaria per l’allestimento di un piccolo sistema di erogazione di acqua corrente) costa circa € 1.500,00 e che la potabilizzazione della stessa ne costa altrettanti. Domanda: quanti piccoli sistemi idrici territoriali sponsorizzati “Città di Venezia” si sarebbero potuto realizzare in Thailandia?
Scritto da Il Minatore Rosso alle 12:59 | Commento (1) | Scrivi | Tell-a-Friend|
Spero proprio che il prossimo week end si possa sciare a Lurisia, visto che ho acquistato lo stagionale anticipato alla stessa cifra a cui è stato venduto a chi non ha o non affitta una casa in paese!Mi hanno detto che la cabinovia ancora non è stata collaudata...Incrocio le dita e lancio una proposta: Cabinovie e Terme non potrebbero fornire un servizio navetta per le piste e lo stabilimento termale che partisse almeno dalla piazza del paese?
di Sara Viotti alle 09:26 PM il 29 November 09Per chi come me non guida sarebbe una bella conquista!E credo anche un buon investimento per il rilancio della stazione.
Arriverderci sul Monte Pigna!